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=== Volume 2: Il Castello di Pombia ===

=== Volume 2: Il Castello di Pombia ===

[[File:Pombia castello.jpg|thumb|left|I ruderi dell’antico castello di Pombia]]

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La narrazione si sofferma sulle vicende della famiglia di Pombia e i conflitti interni legati alla gestione del patrimonio, minacciato dal dissesto economico. In tale contesto è richiamata la leggenda di un antico tesoro che si ritiene nascosto nel castello, la cui ricerca coinvolge i membri della famiglia e la servitù<ref name=QuartaCopertinaVolume2 />.

La narrazione si sofferma sulle vicende della famiglia di Pombia e i conflitti interni legati alla gestione del patrimonio, minacciato dal dissesto economico. In tale contesto è richiamata la leggenda di un antico tesoro che si ritiene nascosto nel castello, la cui ricerca coinvolge i membri della famiglia e la servitù<ref name= />.

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=== Volume 3: L’epilogo ===

=== Volume 3: L’epilogo ===

Odo e Riprando è un romanzo storico di Tripeleff, nome d’arte dell’autore Franco F. Ferrario.

Il romanzo è ambientato nel Novarese dell’XI secolo e ha per protagonisti Riprando da Pombia e Oddone II (Odo di Teuzo), rispettivamente 47º e 48º vescovo di Novara[2].

Trama

Volume 1: Odo e Riprando

Il primo volume è ambientato tra il luglio 1045 e l’agosto 1046, nel Novarese, nell’Ossola e nel Vallese. La narrazione segue le vicende di Riprando da Pombia, vescovo e signore di Novara, e di Odo di Teuzo, a partire dal loro primo incontro, avvenuto nei pressi del pozzo all’ombra della cattedrale[3].

Il racconto descrive il viaggio dei protagonisti attraverso il territorio novarese, sullo sfondo delle tensioni politiche e sociali che interessano l’Italia subalpina dell’XI secolo, di cui parte integrante è la diffusione del movimento patarino. Si susseguono episodi legati ai conflitti locali, alle dinamiche interne della curia e alle spedizioni militari contro gruppi considerati invasori, fino agli eventi che conducono alla battaglia per la liberazione dell’Alpe Veglia dagli occupanti alemanni[2][3].

Volume 2: Il Castello di Pombia

I ruderi dell’antico castello di Pombia

Gli eventi del secondo volume si svolgono nel Novarese, tra fine agosto e metà settembre 1046[4]. Su richiesta dei Conti di Pombia, fratelli di Riprando, il vescovo si reca al castello di famiglia, situato sulle rive del Ticino. Riprando vi giunge accompagnato da Odo, Druttemiro e il seguito episcopale[5].

La narrazione si sofferma sulle vicende della famiglia di Pombia e i conflitti interni legati alla gestione del patrimonio, minacciato dal dissesto economico. In tale contesto è richiamata la leggenda di un antico tesoro che si ritiene nascosto nel castello, la cui ricerca coinvolge i membri della famiglia e la servitù[5].

Parallelamente è descritta l’evoluzione dei rapporti personali tra i personaggi, in particolare quelli che riguardano Odo, il quale si trova progressivamente isolato all’interno del contesto familiare dei Pombia[5].

Il terzo volume è ambientato nel settembre 1046, con la conclusione dell’intera vicenda e un rapido excursus sulle carriere successive dei personaggi principali[6].

Concezione e storia editoriale

L’autore riferisce che l’idea originaria del romanzo nacque alla fine degli anni Ottanta durante un periodo di interesse per la storia medievale novarese. Partendo dall’osservazione del campanile della cattedrale di Novara, risalente a quell’epoca, iniziò ad approfondire le vicende del Novarese durante le tensioni tra Arduino d’Ivrea e l’episcopato lombardo. Nel corso delle ricerche l’autore si soffermò in particolare sulle figure storiche dei vescovi Riprando da Pombia e Oddone II, divenuti poi i protagonisti della narrazione. L’antico pozzo alla base del campanile della cattedrale, inoltre, fornì lo spunto per la scena d’apertura del romanzo (sebbene non fosse più l’originale altomedievale)[9].

La stesura dell’opera, avvenuta tra 1989 e 1990 nell’arco di pochi mesi, fu perfezionata in occasione della partecipazione al concorso letterario nazionale LAutore del 1991, promosso dalla casa editrice Firenze Libri-Maremmi Editori e dedicato alle opere inedite. Il romanzo risultò vincitore, il che ne determinò l’immediata pubblicazione, come esordio narrativo dell’autore[9].

Nel 1993 ne fu tratta una versione in tedesco: Der Liebhaber des Bischofs (italiano: Lamante del vescovo)[10].

Nel 1994 il romanzo fu ripubblicato dalle Edizioni Babilonia, insieme al secondo volume: Il Castello di Pombia.

Tripeleff iniziò anche la stesura di un terzo volume, tuttavia mai completato nè pubblicato: La congiura dei canonici. Su richiesta di amici e conoscenti, appassionati della storia, aggiunse al testo un’appendice in cui son brevemente riportati gli ultimi eventi della vicenda e le carriere successive dei personaggi principali. Il volume fu intitolato Lepilogo[12].

Accoglienza

L’opera ottiene il primo premio del concorso nazionale L’autore, indetto dalla casa editrice Firenze Libri. Si rivela inoltre un discreto successo commerciale, anche a decenni di distanza[9], e subito assurge a opera di culto negli ambienti gay milanesi[13].

Il successo di Odo e Riprando è all’origine di diverse iniziative. A titolo di esempio, nel 1992 ne è tratta una riduzione drammatizzata messa in scena nel vicolo della Canonica di Novara (luogo di inizio della storia), con introduzione storica e accompagnamento musicale[13].

Ricezione critica

Una recensione del romanzo apparve nel 1992 su La Stampa, in un articolo dedicato all’editoria locale. Marcello Giordani collocò Odo e Riprando in una posizione intermedia tra il romanzo storico e il fantasy, soffermandosi in particolare sulla rappresentazione del vescovo Riprando da Pombia, il cui ritratto era destinato a suscitare vivaci discussioni: importante figura politica ben consapevole delle istanze di rinnovamento morale del suo tempo, al tempo stesso uomo capace di un forte coinvolgimento personale col chierico Odo[2].

Nel 1997 il romanzo fu menzionato dalla studiosa e docente universitaria statunitense Rinaldina Russell in The Feminist Encyclopedia of Italian Literature. All’interno della voce dedicata all’omosessualità, Odo e Riprando fu citato come esempio di riproposizione romantica dell’amore omosessuale in epoca medievale[14].

Nel saggio Leroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano del 2000, il critico e scrittore Francesco Gnerre citò Odo e Riprando, all’interno della collana Storie erotiche tra uomini, pubblicata dall’editore Il dito e la luna. L’autore vide nelle opere della collana l’espressione di quell’ampio cambiamento di rappresentazione dell’omosessualità nella letteratura italiana tra gli anni Ottanta e Duemila, evidenziandone l’importanza nel processo di legittimazione culturale dell’esperienza e dell’immaginario omosessuale[15].

Esaminando la trattazione del tema dell’omosessualità maschile nella letteratura italiana, lo studioso britannico Derek Duncan ne interpretò la rappresentazione come minaccia in Il nome della rosa di Umberto Eco come emblematica della letteratura italiana in generale, rimandando invece a Odo e Riprando per una rievocazione più romantica dell’amore omosessuale medievale[16].

Riconoscimenti

  • 1991: primo premio del concorso nazionale L’autore, organizzato dall’editore Firenze Libri[17][13].

Note

  1. ^ Sulle orme di Odo e Riprando, pp. 4–5.
  2. ^ a b c Marcello Giordani (14 January 1992). “Editoria locale”. La Stampa (in Italian). p. 42. Retrieved 11 January 2026.
  3. ^ a b Bruno Ventavoli (20 June 1991). “Odo e Riprando, amori dell’anno mille”. La Stampa (in Italian). Torino.
  4. ^ F. Tripeleff (1994). Il castello di Pombia (in Italian). Milan: La libreria di Babilonia. pp. 7, 28. Retrieved 24 November 2025.
  5. ^ a b c F. Tripeleff (1994). Il castello di Pombia (in Italian). Milan: La libreria di Babilonia. back cover.
  6. ^ F. Tripeleff, L’epilogo (in Italian), pp. 4, 142–168, retrieved 25 January 2026
  7. ^ Sulle orme di Odo e Riprando, pp. 3–4.
  8. ^ Sulle orme di Odo e Riprando, p. 6.
  9. ^ a b c Franco F. Ferrario (2025), “Odo e Riprando” e il castello di Barbablù (PDF) (in Italian), retrieved 3 December 2025
  10. ^ Franco Tripeleff (1993). Der Liebhaber des Bischofs (in German). Translated by Thomas Rodermund. Berlin: Bruno Gmünder.
  11. ^ F. Tripeleff, L’epilogo (in Italian), p. 141, retrieved 25 January 2026
  12. ^ a b c Marcello Giordani (17 July 1992). “Odo e Riprando in scena nel vicolo”. La Stampa (in Italian). p. 42. Retrieved 30 November 2025.
  13. ^ Rinaldina Russell, ed. (1997). “Homosexuality”. The Feminist Encyclopedia of Italian Literature. Westport (Connecticut), London: Greenwood Press. p. 152. Retrieved 11 January 2026 – via Google Libri.
  14. ^ Francesco Gnerre (2000). “Dagli anni Ottanta al Duemila: Aldo Busi, Walter Siti, Mario Fortunato, Matteo B. Bianchi, Gianni Farinetti, Alessandro Contieni, Marco Lanzòl e altri – Verso nuove forme di legittimazione di comportamenti omosessuali”. L’eroe negato. Omosessualità e letteratura nel Novecento italiano (in Italian). Milan: Baldini & Castoldi. p. 427.
  15. ^ Gary C. Cestaro (2004). “Introduction”. Queer Italia: Same-Sex Desire in Italian Literature and Film. New York: Palgrave Macmillan. pp. 1–13 – via Internet Archive.
  16. ^ Paolo Benacchio (22 October 1992). “La strana avventura di Cavour”. La Stampa (in Italian). p. 39. Retrieved 30 November 2025.

Bibliografia

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